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Castiadas, il comune più giovane del Sarrabus, con le sue meravigliose spiagge e un entroterra verde e rigoglioso, seppur ancora poco conosciuto, non ha nulla da invidiare ai vicini Costa Rei e Villasimius. Splendide spiagge, acque cristalline ed un entroterra Acquisita l’autonomia solo nel 1985 in realtà affonda le sue radici in un tempo lontano.
I ritrovamenti testimoniano la presenza umana fin dall’età nuragica, come si può ammirare dalla complessa struttura del Nuraghe Sa Domu ‘e s’Orcu nella piana di Santa Giusta. Nel XIV secolo nacque Villanova di Castiadas, parte del giudicato di Cagliari, che successivamente venne concessa alla famiglia catalana dei Quiterano con la conquista aragonese. Nel 1861 la famiglia dei Quiterano si estinse e il centro di Villanova di Castiadas passò sotto il controllo dei Carroz, così rimase un feudo fino al 1880, all’abolizione degli stati feudali. Sempre sulla fine dell’Ottocento il Ministero dell’Interno, secondo la politica carceraria dell’epoca, decise di aprire qui una nuova ed importante colonia penale agricola. Fu così che trenta forzati arrivati da Cagliari costruirono l’imponente edificio in uso fino al 1953, a tutt’oggi visitabile. Negli anni di attività della Colonia i prigionieri bonificarono l’inera zona altrimenti acquitrinosa e la convertirono a fertile terra da coltivazione e allevamento. Oggi il comune di Castiadas, formato da vari borghi agricoli, conta 1300 abitanti. L’entroterra montano ricoperto di una ricca foresta che vanta specie animali d’eccezione come il cervo sardo è un luogo perfetto per lunghe passeggiate e piedi o a cavallo. Le spiagge, lunghe, bianchissime e incontaminate lambite dall’acqua limpida e turchese sono probabilmente quanto di più vicino c’è all’idea di paradiso terrestre.
Si tratta di un complesso montagnoso, facente parte di un vastissimo affioramento che si protrae per la lunghezza tutta della Sardegna e che raggiunge addirittura la Corsica. La zona del Sarrabus, quella di nostro interesse, è sfiorata solo marginalmente dal complesso granitico. Sono presenti infatti nella località, oltre la dura pietra, anche affioramenti di scisti, risalenti niente meno che al silurico.

La nota che sorprende di più è forse la presenza, in un contesto caratterizzato da una forte aridità, di fonti d’acqua che si presentano mai in eccessiva portata. Numerose sono infatti le sorgenti presenti in zona. Mentre resta davvero poco dell’antica foresta, quasi totalmente distrutta a causa di un utilizzo improprio da parte dell’uomo. Agli esordi della seconda guerra mondiale il bosco venne deturpato per motivazioni belliche, e i residui di foresta d’appartenenza del demanio dello stato vennero interessati dal taglio intorno al 1950 ad opera di ditte private ed appaltatrici per la produzione del prezioso carbone e della legna da ardere. Non dimentichiamo che l’avvento della meccanizzazione incentivò, con l’apertura di strade, il taglio delle piante, mentre la piaga degli incendi si faceva ombra sempre più inquietante, ancora oggi non allontanata. Odiernamente alcune zone, sotto il controllo dell’uomo sono destinate a riprendere il proprio verdeggiante aspetto originario. La presenza della Ex Colonia Penale ha segnato anche il territorio in questione. Sono presenti, oramai sempre più radi, gli antichi dislocamenti, ed inoltre una fittissima rete di sentieri con ogni probabilità usati dai detenuti e carcerieri per ogni spostamento. Molti di questi si inoltrano nel fitto del bosco, e non essendo tracciati è sempre consigliabile, per gli escursionisti, la presenza di un esperto del territorio, perché la perdita dell’orientamento è cosa assolutamente possibile. Il 9 Giugno 1999 con una legge regionale, l’azienda demaniale della regione Sardegna viene soppressa e viene istituito l’Ente foreste della Sardegna.
Claudia Zedda


